Un bar qualsiasi di cui non abbiamo trovato il nome

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E’ ormai tanto tempo che mi diletto osservando i comportamenti delle persone quando si trovano in situazioni “non usuali”, con una ragazza appena conosciuta, di notte, a cena con i colleghi di lavoro nel fine settimana. Ho notato che i bresciani, e tutti gli italiani, non pongono alcun’attenzione all’atto del pagamento. Forse perché non vogliono fare la “figura dei barboni” di fronte alla donna amata, o che si vorrebbe amare, forse perché si pensa che tale figura non sia “socialmente utile”. Sta di fatto che di questo se ne sono accorti anche molti gestori e proprietari di locali che offrono i loro servizi a prezzi eccessivi a discapito della qualità dei prodotti offerti e, molto spesso, anche della quantità.

In questa categoria di locali rientra anche “Un bar qualsiasi di cui non abbiamo trovato il nome”.
Bancone piccolo, luce accecante e per nulla accogliente, pochi tavoli –piccoli e con sedie scomode- qualche tavolino all’esterno riscaldato da lampade a combustione e un giovane barista di piacevole presenza, il che torna utile alla presentazione del conto!
Veniamo al sodo, la ricetta è la solita: riporre mezza tonnellata di ghiaccio in un calice a tulipano, versare una goccia di vino –meglio se economico- aggiungere campari o aperol, a richiesta del cliente, all’unico scopo di dare colore –che costano il triplo del vino, ma il barista non se ne rende conto!- condire con un tocco leggero d’acqua –ma leggero, tanto c’è il ghiaccio!- e guarnire con una fetta d’arancia –ma piccola, che costano!-. Risultato: l’antitesi del pirlo, una brodaglia che ha un colore arancio o rosso per ingannare la vista e, almeno per quello con il campari, non piacevole al palato -provate, lettori, a bervi un bicchiere con 1/3 campari e 1/3 acqua, lo garantisco, non è per nulla gustoso-.

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Arriviamo, ora, al “ricco” buffet disposto sul bancone, tra il “barista” e i clienti -alla faccia dell’igiene!- che prevede arachidi, patatine fritte -del sacchetto!- e tartine: piccole fette di pane con mortadella e salame, o con verdure riposte su una speciale salsa dal dubbio colore -la maionese vantava una patina marrone e la salsa cocktail, suppongo, anziché rosa era arancione, come le tute degli spazzini dell’ASM-.

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Tengo a precisare che la gestione ha pensato, dal momento che queste prelibatezze devono essere centellinate – che è assolutamente vietato riempirsi il piatto perché non è grazioso- di mettere a disposizione non i piatti normali, bensì i sotto tazze del cappuccino, geniale!

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Tutto questo a 3 euro.

Vista la bassa qualità del servizio offerto e l’amaro in bocca causato dal fatto che se si ordina un pirlo –un pirlo a Brescia, dico io!- s’immagina, poi, di bere un pirlo, attribuisco 2/5 con una postilla per il barista: per definirti come tale devi saper fare ogni tipo di cocktail e aperitivo, prova a sfogliare la “Guida pratica Mondadori” sui cocktails e ad assaggiare tutte le tue creazioni, funzionerà.

mappa della zona
un bar qualsiasi di cui non abbiamo trovato il nome
incrocio tra via Montello e via Pasubio
Brescia


2 Responses to “Un bar qualsiasi di cui non abbiamo trovato il nome”

  1. 1 beta

    ci son i bar da “figli di papà” e i bar dei papà, ecco questo è uno di quelli… se sei sulla 50ina o più,brizzolato, ancora meglio trapiantato o colorato, lampadato ed hai il macchinone e muori dalla voglia di far vedere quanto luccica la brillantezza della tua carrozzeria alla gente del vicinato è qui che devi andare, il bar, il pirlo e tutto il resto è solo di contorno, poteva essere qui come davanti ad un fruttivendolo piuttosto che nel piazzale dell’ortofrutta.

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  2. 2 ale

    recensione killer

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